Viaggio al termine della notte: Bike Night Ferrara- Mare

di Giorgio Capatti

Ci sono tanti modi per fare la Destra Po.

Uno è affrontarla per la prima volta, senza alcuna adeguata preparazione psicofisica, e così lasciarsi sorprendere dalla bellezza dei territori attraversati e da se stessi, dalla propria capacità di non stramazzare al suolo prima dell’arrivo. Fatto, ormai qualche anno fa.

Un altro è alternare un Destra Po con un argine Sinistro, così da includere nel percorso qualche amico all’imbarcadero di Ariano Polesine e una visita San Basilio. Fatto.

Un altro è non accontentarsi di andare, ma in bici tornare pure. Fatto, lo scorso anno. 

Un altro ancora potrebbe essere andare al mare e rientrare per Comacchio, magari facendo nel secondo giorno la ciclabile che attraversa tutti i lidi. Dicono sia molto bella, e l’anno prossimo potrebbe essere la giusta variante.

Ma sinceramente di fare una Destra Po notturna no, non mi era venuto proprio in mente. Così è con un po’ di sorpresa ed ammirazione che scopro lo scorso anno (quando oramai a Goro siamo già andati da pochi giorni) che da Piazza Ariostea è partita una carovana notturna di almeno 200 bici, sotto l’organizzazione di tal witoor (//witoor.com/) che, confesso, all’epoca non conoscevo.

Quando Frabe, l’inseparabile compagno di mille viaggi, fa: “Partecipiamo l’anno prossimo, così per cambiare?” l’idea è che l’idea sia più che buona. Ed è così che ci iscriviamo alla Bike Night 2015. Da Ferrara al lido di Volano, con partenza alle 24,00 di sabato 20 Giugno.

Non nego un po’ d’iniziale scetticismo. Noi, due orsi così abituati a pensare e sognare percorsi da noi stessi tracciati, alla continua ricerca di deviazioni improvvisate verso quel campanile cos’è? Andiamo a vedere, o verso un qualche lupo di Fiume che il Fiume lo conosce davvero, riusciremo a divertirci in un tracciato pensato ed organizzato da altri, con orari definiti e tanti partecipanti?

Beh, la risposta alla fine sarà sì, e parecchio.

I preparativi sono semplici: un po’ di manutenzione alla bici (la gloriosa Caselli, tornata in auge dopo il furto in garage di quella nuova di pacca (ma ho fatto denuncia eh, ci tengo alla statistica), uno zaino in spalla, un keeway che il tempo ultimamente è stato incerto, un caschetto da ciclista (che ovviamente rimarrà riposto nello zaino per l’amata bandana –una generazione che alla sicurezza antepone l’Idolo Pantani–), 7€ di fanale –giustamente obbligatorio per partecipare– fronte e retro dai cinesi di via Garibaldi, un telo da mare ed un cambio per il postbagno ristoratore.

L’anno scorso i partecipanti erano stati circa 200. Quest’anno sono 4 volte tanto. La ressa al banco della registrazione è notevole già alle 21. Per curiosità, non capendo il motivo di tanta premura visto che mancano 3 ore alla partenza chiedo ad un organizzatore “Scusa, devo allarmarmi? Mi spieghi perché tutta questa agitazione?” “Non lo so” “Ce n’è bisogno o posso andare a cena e tornare dopo con calma?” Sorriso e “Vai e buon appetito”.

Finita la cotoletta di Cima (spettatore silente di molte nostre “avventure di sport e di vita”) ci registriamo con tutta calma e ci posizioniamo nel circuito di piazza Ariostea, da cui si parte alle 0.00 puntuali.

Già da una prima occhiata la platea dei partecipanti è incredibilmente eterogenea. Da quelli con mezzi in carbonio il cui pedale costa probabilmente quanto tutta la mia bicicletta ad allegri improvvisati ben calati nello spirito dell’iniziativa, con due ruote che neanche mio nonno usava più, tandem, Grazielle, handbikers, uno strano mezzo simile ad un bob e addirittura 4 ragazzi (simpaticissimi) in risciò.

La partenza da Piazza Ariostea.

La partenza da Piazza Ariostea.

La partenza è all’insegna dell’effetto “Passante di Mestre”: ad ogni svincolo, ad ogni imbocco di ciclabile, si crea una specie di imbuto in cui è necessario armarsi di pazienza e attendere il proprio turno per instradarsi. Tutto ok, anche se qualcuno sbuffa perché evidentemente la cosa gli rovina la media. Il lavoro dei vigili, che dirigono e fermano il traffico, permette di raggiungere il fiume in tutta sicurezza.

Dall’argine del Po, a Francolino, fino al primo rifornimento, a Ro, l’immagine nella notte è quella di un lungo serpente di luci rosse se guardi avanti e bianche se ti volti, uno spettacolo splendido, coronato da due stelle cadenti incredibilmente luminose che riusciamo ad ammirare mentre pedaliamo. Chi non le vede è probabilmente chi ha già inforcato la bici da corsa ad una velocità superiore ai 35km/h, montando fanali che poco hanno da invidiare ai fari che pubblicizzavano il J&J, testa bassa e dente digrignato: la strada va aggredita, una filosofia fortunatamente non condivisa dai più.

Prima tappa al Mulino di Ro Ferrarese.

Prima tappa al Mulino di Ro Ferrarese.

A Ro il primo rifornimento: frutta, carboidrati, bevande zuccherate o calde. Ce ne saranno altri due, ad Ariano Ferrarese ed all’Oasi di Torre Abate. Il personale, penso volontario, è paziente e cordiale, i partecipanti desiderosi di togliersi un po’ di stanchezza e rifocillarsi ma sorridenti ed educati.

Pedalare al buio, illuminato solo dal piccolo fanale che fa luce per al più mezzo metro, è straniante. Ti godi i rumori della notte, le voci (e le storie) dei partecipanti con cui ogni tanto crei un gruppo improvvisato, resti in tensione sul manubrio, soprattutto con le braccia, perché sai (lo sai) che prima o poi pigli una buca un po’ più profonda o una curva un po’ troppo veloce, scruti avanti e dietro per vedere se sei rimasto solo o in lontananza brilla qualche luce come la tua. Sei sospeso: il tempo, in quella condizione, praticamente non esiste. Il sonno, siano le tre o le quattro di notte, neppure.

Una suggestiva immagine del castello di Mesola.

Una suggestiva immagine del castello di Mesola.

A Mesola una bella sorpresa: tutto il Paese è nostro. La Rocca ci accoglie illuminata, e vista da distante è così bella da confermare che l’Unesco ha davvero gusto.

Il riposo del Campione.

Il riposo del Campione.

Per curiosità usciamo dal percorso per rimirarla da vicino assieme al contesto di piazza ed ex scuderie che la circondano. Non c’è anima viva, né altri si fermano.

Con Frabe ci prendiamo il tempo per godercela, fumo una sigaretta, si fa qualche foto, qualche chiacchiera, una passeggiata. In lontananza sentiamo le voci delle bici che nel frattempo ci hanno raggiunto e che proseguono sull’argine, ne vediamo le luci.

Ripartiti ci avviciniamo a Torre Abate vedendo, ad ogni singolo metro, come l’aria si stia facendo più chiara, i contorni di ciò che ci circonda più definiti e delineati: l’alba si avvicina. Lo spettacolo, in quello che probabilmente è il tratto più bello di Destra Po (sicuramente il mio preferito), è notevole.

Verso Torre Abate recuperiamo qualche ciclista smarrito, complice il fatto che le frecce poste a terra a

Torre Abate

Torre Abate

titolo di indicazione non sono perfettamente visibili (l’auspicio, davvero l’unico appunto di una organizzazione quasi perfetta, è che alla prossima occasione gli svincoli e le deviazioni siano meglio indicati, magari ritornando all’uso dei palloncini che mi dicono siano stati usati nella prima edizione). Assieme raggiungiamo l’Oasi e ci gustiamo il pinzone del terzo rifornimento, allietati dalla cortesia del personale dell’Osteria del Delta e da qualche compagno di viaggio davvero simpatico.

Alla chiusa ci fermiamo ad ammirarla, ogni volta che ci passiamo non riusciamo a farne a meno. E, assieme a lei, i colori di quello che sta sopra, uno spettacolo che da solo vale la partecipazione.

L'alba in valle.

L’alba in valle.

Da Torre abate a Volano è oramai un attimo. Dato l’orario anche le strade provinciali sono del tutto prive di auto e possiamo rilassarci pedalando senza mani o fermandoci a fare qualche foto a questa campagna profumata di selvaggio. 

Ogni tanto incrociamo qualche “collega”, e neppure il più stanco sembra aver perso il buon umore. Tra questi ergiamo a nostro eroe un ragazzo che se l’è fatta tutta da solo, bici senza cambio, col cestino e fanale a dinamo: amico te lo voglio dire davvero, tu lo stai facendo nel modo giusto.

A Volano la struttura che ci accoglie (Spiaggia Romea, nota anche per i cavalli della Camargue ospitati nell’adiacente maneggio) si affaccia tanto sul mare quanto sul lago delle Nazioni, spiaggia e struttura separate da circa un chilometro di pineta. Arrivati al mare ci accorgiamo che siamo soli, assieme ad un altro gruppo di tre ragazzi. Gli altri devono essersi diretti subito verso il lago, e la colazione.

Non resisto alla tentazione di fare qui la doccia, davanti al mare, mentre Enrico fa da palo per sincerarsi che delle signore non arrivino e mi vedano come mamma mi ha fatto. Per quanto mi abbia fatto benino, dai. (scherzo)

La colazione in riva al lago è ottima e abbondante.

L’abbiocco scende quasi subito ma optiamo per goderci le poche ore che ci separano dalla partenza e riposarci poi a casa. La stanchezza porta a sparare non poche cazzate, un marchio di fabbrica di cui sappiamo andare fieri. Il birrone medio è il giusto e finale suggello ad una giornata iniziata 15 ore fa.

Il pullman carica le biciclette puntuale, il personale addetto le tratta con la massima cura. Alle 13 siamo a Ferrara. Alle 13,30 un pranzo veloce e alle 14,00 il letto.

“Notte raga, e grazie: è stato bello per davvero”.

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